Ripresa attività agonistica

Con l’articolo di oggi vi proponiamo una bella e ampia riflessione di mister Giancarlo Murru, allenatore della nostra prima squadra e responsabile tecnico della Virtus, a cui abbiamo chiesto un parere sul possibile destino di questa tribolatissima stagione sportiva.
«Esprimere ad oggi un’opinione sull’opportunità di riprendere o meno il campionato è un compito piuttosto arduo. Sul piano della tutela della salute, credo che in ogni ambito della vita ognuno di noi abbia finito per dire la sua, chi rivendicando diritti e chi sottolineando doveri. In realtà il diritto e il dovere appartengono alla stessa faccia della medaglia, specie quando si parla di “libertà”, parola importante e molto spesso chiamata in causa non proprio per il suo reale significato e valore. Il ritorno alla normalità è, e resta, un obiettivo fondamentale: quando tornarci, e soprattutto come, resta tuttavia una decisione che non dovrebbe essere presa solo in ambito politico o sanitario, ma anche ascoltando la componente tecnica delle varie società. Riprendere con squadre che sono inattive da fasi di preparazione ormai da molti mesi significa esporre gli atleti al rischio di importanti infortuni di natura muscolare: se poi aggiungiamo che alcuni di essi potrebbero essere pure stati colpiti dal virus, seppure non manifestandone i relativi sintomi, allora resterebbero ulteriori dubbi su eventuali strascichi. Personalmente nelle recenti sedute di allenamento ho prestato molta attenzione alle risposte delle atlete su obiettivi di natura “quasi aerobica” o aerobica: ad esempio la reazione dell’apparato respiratorio e la potenza aerobica massimale rispetto a quella che dimostravano prima del Covid».
La disamina di mister Murru prosegue con altri interessanti spunti di riflessione.
«Bisogna procedere con estrema cautela e prudenza, specie nel settore dilettantistico, dove il ricorso alla strumentazione tecnologicamente avanzata non è possibile. Può essere importante istruire le ragazze a saper “ascoltare” il loro fisico, le reazioni durante l’allenamento e al termine della seduta. Se si pensa ad una ripresa, mi auguro che questa avvenga garantendo alle società almeno due o tre settimane di preparazione e che non vengano assolutamente previsti turni infrasettimanali per recuperare il tempo perduto. Il calcio è un gioco e ha sempre rappresentato, soprattutto nel settore giovanile, una sorta di “isola che non c’è”, dove si sogna e ci si diverte. Non commettiamo l’errore di volerne fare una brutta copia: perché i nostri figli, che saranno gli uomini e le donne del domani, hanno il diritto di crescere con le dovute attenzioni e cautele ma soprattutto di giocare e divertirsi»

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