Con l’approssimarsi di Capodanno, ci stiamo finalmente mettendo alle spalle un 2020 tribolatissimo: un anno micidiale, sotto tutti i punti di vista, che mister Giancarlo Murru analizza con la consueta lucidità.«Per noi sportivi, il mese di dicembre è sempre stato sinonimo di bilanci. Quest’anno, per ovvi motivi, è più opportuno limitarsi a delle considerazioni strettamente personali e di ben più ampio respiro. Da uomo, un pensiero non può non andare alla pandemia che ha finito per travolgere e stravolgere le abitudini di tutti noi, cambiandole repentinamente insieme al modo di relazionarsi con gli altri. Ritengo giusto e doveroso pensare a chi ha perso una persona cara a causa del virus, a chi ha tutto il diritto di denunciare che debba esistere una “dignità della morte”: una dignità intesa come l’opportunità di dare un ultimo saluto e un’ultima carezza a chi ci ha lasciato. Allo stesso modo, visto che siamo tuttora in emergenza, citerei l’importanza di rivendicare la possibilità di stare vicini agli anziani e alle persone sole proprio in questo particolare periodo di festività».L’analisi di mister Murru prosegue con altre accorate riflessioni.«Da allenatore, grazie allo stretto contatto e al dialogo costante con il mio gruppo di lavoro, ho notato, pur se in minima parte, che in tutto questo contesto ci sono stati anche dei risvolti positivi. Più di qualche atleta ha cercato di trasformare le difficoltà in opportunità, scoprendo di avere delle risorse personali che forse nemmeno immaginava. Ogni persona ha avvertito l’esigenza di prendere atto dell’unicità della vita e della sua continua evoluzione: questo ci ha spinto ad abbandonare il ruolo circoscritto che la società ci aveva imposto fino a ieri e a capire di dover uscire dalla nostra naturale e consolidata “zona di confort”, spronandoci ad inseguire le attitudini naturali e ad instaurare nuove reti di contatti, utilizzando anche strumenti innovativi».Come sta la prima squadra della Virtus?«In attesa di una ripartenza, le ragazze sono costantemente seguite con programmi di preparazione atletica redatti per la sola tipologia di allenamento individuale che le attuali norme sanitarie ci consentono. A ciò si aggiungono i frequenti contatti telefonici per esaminare i test e raccogliere i dati inerenti alle diverse difficoltà fisiche di ogni singola giocatrice».

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